Credit: Pexel, Waldemar, Close-up Photo of Lottery Ticket

La frequente contestazione che si sente quando si parla di dare il diritto di voto in base a competenza e preparazione è: “Pago le tasse, quindi ho diritto di votare”. Ma quanto è davvero razionale questo argomento?

Il pagamento delle tasse è senza dubbio un dovere civile, ma non può essere l’unico criterio per legittimare la partecipazione a decisioni così fondamentali per la società. Il voto è, o dovrebbe essere, l’espressione di competenza, preparazione, impegno sociale e civico. Non basta contribuire economicamente: serve anche responsabilità e conoscenza.

Pensiamo all’epistocrazia, una teoria proposta da filosofi come Jason Brennan, che suggerisce che non tutti dovrebbero avere il diritto di votare, ma solo chi dimostra di possedere un certo livello di competenza politica. Non si tratta di esclusione, ma di garantire che le decisioni che riguardano milioni di persone siano prese con consapevolezza, evitando che interessi personali o ignoranza guidino il voto. Chi partecipa al processo decisionale dovrebbe essere in grado di comprendere le questioni complesse che lo riguardano.

Riconosco che la democrazia ha i suoi meriti, specialmente nel dare voce a tutti i cittadini, ma sono convinto che l’epistocrazia potrebbe dare maggiore dignità e forza a questa democrazia non in perfetta salute.
Il diritto di voto non dovrebbe essere legato solo al fatto di “pagare le tasse”, come fosse un biglietto per partecipare a una lotteria. Questa risposta al diritto di voto legato al pagamento dell’Iva è una scorciatoia per dimostrare che tutti hanno libero accesso al seggio elettorale. Votare significa prendere decisioni per il bene comune, e questo richiede preparazione e impegno, questi si che dovrebbero essere i doveri dell’elettore.

Un punto che emerge chiaramente è questo: se pagare le tasse garantisse automaticamente il diritto di votare, perché in Italia, dove si stima un’evasione fiscale di oltre 100 miliardi di euro, c’è ancora il suffragio universale? Come può essere accettabile che chi evade le tasse mantenga il diritto di voto, mentre si presuppone che il semplice pagamento delle imposte garantisca la competenza necessaria per partecipare al processo democratico?

La nostra società ha bisogno di cittadini consapevoli. Abbiamo bisogno di educazione civica, di confronto e di informazione critica. Il diritto di voto non dovrebbe essere un privilegio automatico, ma l’espressione di una competenza civile. Solo un voto informato, basato su un’analisi consapevole delle conseguenze, può contribuire a costruire una società più giusta e sostenibile.

“Ho diritto di votare non perché pago le tasse, ma perché sono preparato, consapevole e impegnato nella mia comunità”.

Solo così possiamo davvero costruire una democrazia in cui il voto sia un atto di responsabilità, e non una semplice rivendicazione di interessi personali.

Votare non è una lotteria dove se pago ho il diritto di partecipare all’estrazione del premio in gettoni d’oro. La scheda elettorale vale ben più di un biglietto della lotteria e la democrazia e il bene comune non possono essere estratti a sorte.

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