
Intervista a cura di Simone Bonatelli
Dopo aver discusso i rischi di derive autoritarie e la confusione tra tecnocrazia ed epistocrazia, Jason Brennan traccia in questa seconda parte dell’intervista un possibile percorso verso istituzioni che tengano conto non solo della volontà popolare, ma anche della competenza dei cittadini.
Dal “voto di preferenza illuminato” agli ostacoli dell’educazione civica, Brennan invita a pensare modelli concreti di sperimentazione politica, senza illusioni sulla possibilità di formare elettori perfettamente informati.
Un percorso ideale verso l’epistocrazia?
Prevede un percorso ideale verso l’epistocrazia? Quali potrebbero essere i passaggi principali e la corretta sequenza?
“Se parliamo di una società veramente ideale, parleremmo di anarchismo. Considerate i tribunali penali o le forze armate. Se le persone fossero intrinsecamente brave, non avremmo affatto bisogno di loro.
Penso che lo stesso valga per il governo in generale. Le persone rispettabili sarebbero anarchiche.
Abbiamo bisogno di un governo, e questo è dovuto al fatto che molte persone sono cattive. Questo significa che dobbiamo costruire un governo partendo dal presupposto che sarà anche pieno di persone cattive.
Non c’è nessuna schiera di angeli là fuori pronta a governarci. Qualsiasi istituzione creata allo scopo di servire la buona volontà comune sarà, in una certa misura, infiltrata da persone con fini propri che useranno questa stessa istituzione contro di noi.
Per questo motivo, la mia raccomandazione è sempre di iniziare dal piccolo, vedere come vanno le cose e poi estendere ulteriormente.
Forse un piccolo stato americano potrebbe sperimentare il voto di preferenza illuminato, vedere come va e se dovesse funzionare altri potrebbero copiarlo.
Se al contrario non dovesse funzionare adeguatamente, si potrebbe modificare e riprovare.”
Cos’è il voto di preferenza illuminato?
“Nel voto di preferenza illuminato, tutti possono votare. Quando si vota, si farebbero tre cose:
- Diteci cosa volete, dichiarando le proprie preferenze.
- Diteci chi siete, dichiarando le caratteristiche demografiche.
- Mostraci cosa sapete, attraverso un breve test di conoscenza.
Una volta raccolte queste tre tipologie di informazioni da molti elettori, potremmo stimare ciò che un pubblico demograficamente identico avrebbe scelto, se perfettamente informato.
L’idea è di attuare quanto scelto da questo pubblico informato, non da quello disinformato.
Un pubblico perfettamente informato, ad esempio, non avrebbe votato per la Brexit.”
Educazione civica: soluzione o illusione?
Vediamo che i programmi scolastici, compresi i corsi di educazione civica, svolgono un ruolo chiave nello spiegare come funzionano le istituzioni. Potrebbero essere una leva per rafforzare la consapevolezza politica?
“L’istruzione ha un effetto minimo sulle capacità civiche o sulla conoscenza politica dei cittadini.
L’evidenza empirica è che i corsi di educazione civica siano una perdita di tempo.
Gli studenti non imparano molto e dimenticano quel poco che sanno.
I cittadini altamente istruiti tendono a saperne di più, ma non è l’istruzione a renderli informati: sono persone già motivate ad esserlo.
L’istruzione superiore prevede che una persona sarà solo circa il 5% più informata di una persona non istruita.
In sostanza, non sappiamo come rendere le persone buoni cittadini.
I soldi spesi per l’educazione civica dovrebbero essere riassegnati per riparare buche o per qualcosa di utile.
Il motivo per cui queste iniziative falliscono è che il tuo voto non ha importanza, quindi la maggior parte delle persone non ha incentivo a diventare brava in politica.
La chiave per aggiustare la democrazia non è migliorare i cittadini – cosa al limite dell’impossibile –
ma ottenere risultati migliori con la cittadinanza disinformata e irrazionale che abbiamo.”
Epistocrazia globale o locale?
Vede l’epistocrazia come qualcosa di globale o locale? Può esistere una rete epistocratica internazionale?
“Viviamo in un mondo post pace di Westfalia, in cui le persone sono ripartite in stati-nazione.
Questa impostazione non andrà via molto presto.
Se l’epistocrazia sarà mai implementata, lo sarà in questo tipo di mondo: in ciascuno stato, autonomamente.
Ma in termini di ricerca, l’epistocrazia è un fenomeno globale.”
Conclusione: epistocrazia come pungolo, non utopia
L’analisi di Jason Brennan non lascia spazio a facili ottimismi:
la democrazia, così come oggi la conosciamo, rischia di oscillare tra inefficienza e derive autoritarie.
L’epistocrazia, pur con i suoi limiti, si propone come correttivo teorico che mette al centro la competenza politica degli elettori.
Che sia una provocazione filosofica o un modello di riforma, resta un pungolo necessario per chiunque si interroghi sul futuro delle istituzioni rappresentative.
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