Il periodico L’Epistocratico ha dato avvio a una serie di collaborazioni con coloro che seguono con interesse la nostra iniziativa come associazione pre-politica.
Abbiamo chiesto a chiunque fosse interessato di proporre argomenti e temi legati all’Epistocrazia, da sviluppare in un articolo o attraverso un’intervista.
Filippo Cinquia è tra coloro che si sono offerti di darci una mano con un prezioso contributo. Filippo è insegnante di scuola secondaria (materie scientifiche) e ha una laurea in ingegneria civile. Si è avvicinato alla politica a partire dal 2009 (fine era Berlusconi) e negli anni ha sempre continuato a seguirla.
L’interesse verso il concetto di Epistocrazia nasce anche dal constatare la differenza tra quanto siano stringenti i requisiti per lavorare (anche nel pubblico) e i requisiti per fare politica.
Il lavoro che ci ha proposto – e che oggi pubblichiamo – si compone di due parti.
La prima parte è un’analisi delle proposte, che dal secondo dopoguerra a oggi sono state fatte per un Senato della Repubblica i cui componenti fossero scelti considerando anche la conoscenza e le capacità che potessero apportare nel loro ruolo di senatori.
La seconda parte che pubblicheremo in un successivo articolo analizzerà le proposte più recenti, emerse dal dibattito in occasione del progetto di riforma costituzionale Renzi–Boschi.
Simone Bonatelli
Proposte e dibattito storico su un Senato epistocratico (parte 1) di Filippo Cinquia
A proposito del rispetto della volontà popolare, oggi effettivamente non c’è altra formula dalla quale partire, ma non si tratta di una verità scientificamente dimostrabile. Essa appartiene al novero dei miti: formule empiriche, accettabili in vista di determinati scopi, ma che possono anche cambiare.
[…]
Luigi Einaudi, Assemblea costituente, 1946 (parafrasi nostra)
Art. 59 e il merito nella Costituzione
La Costituzione italiana prevede (art. 59) che il Presidente della Repubblica possa nominare fino a cinque senatori per “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.
Si tratta dell’unico innesto stabile di criterio meritocratico all’interno del Parlamento italiano.
Con questo articolo ci siamo chiesti se in Italia, dal secondo dopoguerra in poi, si sia mai discusso di una Camera alta “epistocratica”, cioè composta (anche in parte) da persone selezionate per competenza/merito e non solo tramite elezione popolare.
Fine anni ’40: il dibattito in Assemblea costituente
Nell’autunno del 1946 la II Sottocommissione discusse elenchi di categorie eleggibili a senatori.
Non si sarebbe potuto candidare chiunque, ma soltanto alcuni gruppi di persone.
Tra le categorie proposte, con requisiti specifici:
- organizzazioni sindacali
- aziende e cooperative
- camere di commercio, industria e agricoltura
- ex membri di governo, deputati e presidenti della Repubblica
- sindaci, assessori o consiglieri comunali e regionali
- amministrazioni centrali
- ordini professionali
- professori universitari
- società scientifiche e storiche
- partigiani
- istituzioni di assistenza e beneficenza
L’intento non era (ancora) epistocratico in senso stretto, ma differenziare la Camera alta dalla Camera dei deputati, rappresentando “le forze vive del Paese”.
Citazioni dal dibattito
“Maggiore idoneità ad affrontare i compiti affidati al Parlamento […] attraverso l’immissione di elementi particolarmente competenti.”
– Relatore Costantino Mortati
“Una certa esperienza nel campo amministrativo o scientifico […] li rende qualificati per la seconda Camera.”
– Ezio Vanoni
“I dirigenti di aziende […] fornite di cognizioni tecniche importanti.”
– Fuschini
“Si perderebbe l’apporto prezioso di persone competenti e indipendenti.”
– Bozzi, sui magistrati
“I partigiani […] esempi di capacità organizzativa e civica.”
– Lussu
Il voto finale però non passò: 180 favorevoli e 180 contrari.
Le principali critiche: rischio di classismo, arbitrio nella selezione, esclusione di meritevoli non in elenco.
Proposte alternative
- Cooptazione (Einaudi): vista come meccanismo meritocratico efficace, già in uso in università.
- Nomine regionali (Patricolo): per valorizzare figure di alto merito a livello territoriale.
Inizio anni ’50: Olivetti e il Senato “organico e funzionale”
Nel 1951/52 Adriano Olivetti propone, sulla rivista Comunità, un Senato composto da esperti provenienti da ambiti specifici: giuristi, economisti, igienisti, docenti universitari, ecc.
“Almeno un terzo delle Camere dovrebbe essere composto da persone competenti, onde le commissioni funzionino realmente.”
Proposta concreta
- 48 senatori cooptati dal mondo universitario
- 324 senatori nominati da Camera, province, gruppi interni
- 27 senatori esperti di affari esteri nominati da Presidenza, università e Camera (2/3)
- 16 senatori di merito, nominati dal Presidente della Repubblica per 4 legislature
“Una seconda Camera coerente, competente, ancora bene aderente alla legittimità democratica […], un Senato fondato su metodi aristocratici, nel significato autentico di valore.”
Olivetti promuove anche l’idea del cursus honorum: amministrazione locale → assessorati → esecutivo nazionale.
L’appello di Spinelli
“Gli eletti di oggi sono branchi ottusi spinti su dalle macchine di partito. Bisogna pensare all’idea di Olivetti. Diffondere sorteggio tra uomini scelti, elezioni indirette. Spezzare l’elezione di massa per ridare nobiltà alle istituzioni.”
Conclusione
Abbiamo trovato almeno due momenti, nell’immediato secondo dopoguerra, in cui si è discusso di qualità della politica e di una diversa impostazione della Camera alta.
Nella prossima parte analizzeremo le proposte più recenti, in particolare quelle sorte in occasione del progetto di riforma costituzionale Renzi–Boschi.
Filippo Cinquia
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