
Giudice emerito della Corte costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa
Intervistatore: Simone Bonatelli – responsabile comunicazione dell’associazione Epistocrazia
Prima parte: introduzione all’epistocrazia e ruolo nella democrazia moderna
1️⃣ Professore, la nostra associazione si occupa di promuovere l’epistocrazia.
Questo termine è un neologismo, introdotto per colmare un vuoto semantico. Di fronte a un termine sconosciuto, è comune associare concetti già noti per supposta prossimità. Il rischio è quello di confondere l’epistocrazia con altri modelli. In cosa si distingue l’epistocrazia dalla tecnocrazia e da qualunque forma di oligarchia?
Nell’uso che ne hanno fatto gli autori americani che hanno coniato il neologismo, l’epistocrazia è una forma di correzione della democrazia; si differenzia, quindi, da tecnocrazia e da oligarchia perché mira ad arricchire la democrazia, non a sostituirla.
2️⃣ A quale bisogno risponde un’evoluzione in senso epistocratico della democrazia?
L’epistocrazia è una aspirazione antica della democrazia: si trova già in John Stuart Mill, il quale proponeva di assegnare un voto plurimo ai competenti.
Essa percorre tutto il dibattito storico sulla rappresentanza, quando si è parlato dell’allargamento del suffragio in senso capacitario. Il suffragio capacitario, in luogo di quello censitario, vuol dire proprio assegnare un ruolo particolare a coloro che conoscono.
3️⃣ Come descriverebbe il possibile ruolo dell’epistocrazia nelle moderne democrazie da qui a 100 anni?
In due modi.
In primo luogo assicurando che gli eletti siano in possesso di un livello di competenza che consenta loro di legiferare o governare.
In secondo luogo, mediante lo sviluppo di organi chiamati ad assicurare un contributo di competenza, come lo sono state per secoli nel Regno Unito le Royal Commissions.
4️⃣ L’articolo 48 della Costituzione italiana, parlando del diritto di voto, afferma con chiarezza che:
“Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale.”
Tuttavia, ci sono già dei requisiti per votare, come la nazionalità e l’età, quest’ultima modificata nel tempo. Come si possono conciliare le esigenze di universalità del voto con il diritto e dovere del cittadino di esercitare un voto consapevole e informato?
Com’è stato osservato tante volte dai teorici della democrazia, l’aumento del livello di istruzione della società è una condizione indispensabile per un buon funzionamento della democrazia.
Ma questo non esclude che possano essere introdotti meccanismi premiali che consentano un più agevole accesso delle persone competenti alle funzioni pubbliche.
5️⃣ Sempre l’articolo 48 parla di voto “personale ed eguale, libero e segreto”.
Come si concilia questo principio costituzionale con il voto di chi è stato dichiarato incapace di intendere e di volere?
Questa rappresenta la regola, quella l’eccezione.
6️⃣ Ripensando ancora alle persone incapaci di intendere e volere, osserviamo lo scarso sostegno offerto dallo Stato a chi si prende cura di loro, e la quasi totale assenza di questi temi dalle agende politiche.
Si rischia di usare il diritto di voto come una parvenza di presenza istituzionale laddove lo Stato risulta concretamente mancante? Come includere le persone più vulnerabili accompagnandole verso un percorso di voto consapevole?
Da un lato, viene lo strumento dell’istruzione e quindi dell’obbligo scolastico.
Dall’altro vi possono essere molti altri rimedi, come quello proposto negli Stati Uniti da Bruce Ackerman: il cosiddetto “election day” preparato da una settimana di riunioni e discussioni, in modo che tutte le persone vadano all’esercizio del voto ben preparate sulle questioni e sulle persone.
(Fine della prima parte – la seconda sarà pubblicata la prossima settimana)
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