
Giudice emerito della Corte costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa
Intervistatore: Simone Bonatelli – responsabile comunicazione dell’associazione Epistocrazia
Nella foto: Il professor Cassese con il presidente dell’associazione Epistocrazia Luigi Negri in occasione di un convegno tenuto nella sala della Regina di Montecitorio il novembre scorso”.
Seconda parte: referendum, scuola e istituzioni epistocratiche
7⃣ Negli ultimi 25 anni, il quorum per i referendum abrogativi è stato raggiunto una sola volta1.
Ci sembra che questa istituzione sia in crisi per due grandi patologie: un ricorso troppo frequente e strumentale al referendum e un utilizzo tecnicratico dei quesiti, trasformati in meri strumenti di modifica legislativa. Quali riforme potrebbero rafforzare questa istituzione così importante?
I referendum si sono dimostrati uno strumento utile nelle democrazie locali, molto poco utile nelle democrazie nazionali.
In queste ultime i partecipanti al referendum tendono a non rispondere al quesito referendario, ma piuttosto a manifestare adesione o opposizione agli orientamenti dei proponenti del referendum.
Quindi, la domanda viene falsata perché viene data risposta a una domanda diversa.
8⃣ Sempre in merito ai referendum, riteniamo che la piena comprensione del quesito e la consapevolezza delle conseguenze della sua approvazione dovrebbero essere requisiti strutturali nel processo di voto.
In che forma è possibile conciliare lo spirito della nostra Costituzione con una prova, contestuale al voto, in cui questa comprensione sia comprovata?
Non vi sono strumenti di controllo, ma potrebbero esservi strumenti per agevolare la comprensione del quesito ed uno di questi è quello proposto da Bruce Ackerman, di cui ho detto.
9⃣ Quali istituzioni italiane potrebbero evolvere più naturalmente in senso epistocratico?
Esistono esperienze, nazionali o internazionali, passate o presenti, che potrebbero essere di ispirazione?
Gli strumenti per lo sviluppo in senso epistocratico delle democrazie, e quindi per l’innesto di un elemento di conoscenza nell’ambito del processo democratico, sono molti.
Innanzitutto, portare tutta la popolazione di un Paese alla fine dell’istruzione superiore o addirittura ai più alti livelli dell’istruzione, come previsto per i capaci e meritevoli dalla Costituzione italiana.
In secondo luogo, sviluppare organi di ausilio, commissioni di studio, organi consultivi, nei quali si raccolgano esperti e competenti.
In terzo luogo, moltiplicare i momenti in cui nelle procedure di decisione vengono svolte inchieste conoscitive, in modo che chi deve decidere ascolti l’opinione degli esperti.
Vi sono passaggi legislativi o costituzionali che considera necessari per sperimentare una prima forma di democrazia epistocratica in Italia?
Non mi pare che ci sia bisogno di modificazioni costituzionali.
La modificazione legislativa servirebbe per l’istituzione di quegli organi e di quelle procedure di cui parlavo.
1⃣1⃣ La capacità di sviluppare conoscenza e di approfondire tematiche complesse è centrale nel concetto di epistocrazia.
Negli ultimi anni, però, la scuola si è orientata sempre più verso il trasferimento di conoscenze pratiche. Che ruolo può svolgere concretamente la scuola dell’obbligo per sviluppare anche un senso critico e un metodo nell’affrontare temi e problematiche?
La scuola non può limitarsi al trasferimento di conoscenze pratiche; deve anche aumentare il senso critico, aiutare a sviluppare capacità metodologiche, e sviluppare la capacità di acquisizione di dati e di ragionamento.
1⃣2⃣ Pensando a tutti i cittadini, l’articolo 3 della Costituzione incarica la Repubblica di:
“Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Riteniamo che il senso critico e il metodo per lo sviluppo della conoscenza siano tra i pilastri su cui fondare sviluppo e partecipazione. Avrebbe senso che lo Stato investisse in corsi di formazione politica o programmi di servizio pubblico per affinare il senso critico e il metodo di cui abbiamo parlato?
Ambedue sarebbero un compito proprio dello Stato, che oggi però viene svolto dalla società civile nelle moltissime scuole di politica che fioriscono in Italia.
1⃣3⃣ Jason Brennan, politologo e uno dei padri del pensiero epistocratico, ci ha detto in un’intervista2 che:
“I soldi spesi per l’educazione civica dovrebbero essere riassegnati per riparare buche o per qualcosa di utile.”
Questa affermazione riflette una visione molto rassegnata sul potenziale di crescita dei cittadini. Qual è la sua visione, professore?
L’educazione civica non può risolvere tutto, ma questo non è un buon motivo per abbandonarla, anche perché è poco coltivata in Italia.
Accanto ad essa dovrebbero operare tutti gli altri strumenti che ho elencato prima.
Note
- Referendum abrogativi: dal 1997 il quorum è stato raggiunto solo una volta – Rai News
- Intervista a Jason Brennan – Epistocratico
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