Credit: Pexel, Ekaterina Belinskaya

Come l’inondazione di dati rischia di soffocare la verità, secondo Yuval Harari

Viviamo in un’epoca in cui le informazioni sono accessibili come mai prima. Basta un clic per immergersi in un oceano di dati, opinioni e notizie. Eppure, come avverte Yuval Noah Harari, questo non significa necessariamente più verità o più libertà. Nel suo libro 21 lezioni per il XXI secolo, Harari scrive: “In passato, avere accesso alle informazioni era il fattore chiave per ottenere il potere. Oggi, chi detiene il potere è chi sa cosa ignorare.”

Questa osservazione sintetizza una delle contraddizioni fondamentali del nostro tempo: l’inondazione di informazioni, anziché illuminare la società, può annebbiare la percezione della verità. In un mare di rumore, la verità si disperde, ridotta a una piccola frazione del totale.

La Verità, Vittima del Rumore

Un fenomeno centrale dell’era digitale è la democratizzazione della pubblicazione. Chiunque, armato di uno smartphone, può produrre e diffondere informazioni, spesso senza alcun filtro o verifica. Questo apparente trionfo della libertà di espressione nasconde una trappola insidiosa: quando ogni informazione è messa sullo stesso piano, il confine tra verità e menzogna si dissolve.

Harari, in più occasioni, ha sottolineato come la manipolazione delle informazioni sia una delle principali minacce alla stabilità democratica: “Le storie che ci raccontiamo non devono essere vere per essere efficaci. Devono solo essere credibili.” Questa dinamica si applica perfettamente al mondo dei social media, dove le fake news si diffondono più velocemente delle smentite e le narrazioni semplificate spesso prevalgono sulla complessità della verità.

La Tirannia del Dato

L’eccesso di informazioni non è solo un problema quantitativo ma qualitativo. Harari osserva che il potere oggi risiede in chi riesce a filtrare e interpretare i dati, non in chi li produce: “Il problema non è ottenere più dati; il problema è interpretare i dati giusti.” Questa riflessione ci obbliga a interrogarci sul ruolo delle piattaforme tecnologiche, che controllano gli algoritmi attraverso cui decidiamo cosa leggere, guardare e credere.

Riscoprire la Verità

In questo scenario, la verità rischia di essere relegata in un angolo, soffocata dalla rapidità con cui il falso si moltiplica e conquista spazi. Tuttavia, c’è una via d’uscita: il pensiero critico. Come giornalisti, educatori o semplici cittadini, dobbiamo reimparare a distinguere i fatti dalle opinioni, le prove dalle narrazioni.

È una sfida titanica, ma necessaria per preservare il valore della verità in una società che tende a confonderla con l’informazione. Come Harari ci ricorda: “La verità non sempre vince; ma nel lungo termine, solo la verità può creare fiducia.”

In un mondo sommerso dal rumore, la verità può sembrare un sussurro, ma è un sussurro che vale la pena ascoltare. Perché senza di essa, le fondamenta della nostra società si sgretolano, lasciandoci vulnerabili a chi usa l’informazione non per illuminare, ma per confondere.

Il compito di proteggere la verità spetta a ciascuno di noi. Richiede fatica, disciplina e un costante impegno per distinguere il reale dall’immaginario. Solo così potremo sperare di navigare l’oceano delle informazioni senza perdere di vista la stella polare della verità.

Bibliografia

Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo (2018), capitolo 8, “La disillusione politica”.

Yuval Noah Harari, Homo Deus: Breve storia del futuro (2015), capitolo 3, “La religione del dato”.

Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo (2018), capitolo 9, “L’inondazione di informazioni”.

Yuval Noah Harari, Discorso pubblico durante la conferenza TED del 2017, successivamente ripreso in 21 lezioni per il XXI secolo.

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