

Credit: Pexel Rahul – Blue Sky With White Clouds
Il lungotermismo è una filosofia etica sviluppata da pensatori come Nick Bostrom e William MacAskill e supportata da molti gigacapitalisti big tech della Silicon Valley, radicata nell’utilitarismo, che sostiene che le nostre azioni di oggi debbano essere orientate a massimizzare il benessere della specie umana, considerando orizzonti temporali che possono estendersi per migliaia di anni. In questa visione, i rischi esistenziali che potrebbero minacciare la sopravvivenza dell’umanità, come i cambiamenti climatici o le guerre nucleari devono essere gestiti oggi, sacrificando le risorse che potrebbero migliorare le condizioni di vita attuali.
Un esempio del programma lungotermista ? Sacrificare le risorse per la popolazione mondiale che soffre la fame per investire le risorse con l’obiettivo di conquistare nuovi pianeti su cui trasferire la vita in futuro lontano.
Il problema è che questo approccio entra in conflitto con la democrazia moderna, dove il voto è concentrato principalmente su interessi a breve termine. Gli elettori sono naturalmente portati a concentrarsi sulle difficoltà quotidiane e su problemi immediati, come la disoccupazione, la sanità e l’accesso alle risorse essenziali. In questo contesto, il lungotermismo può apparire quasi antidemocratico, poiché richiede sacrifici nel presente per un futuro che le persone comuni faticano a immaginare o comprendere.
È qui che entra in gioco l’epistocrazia, secondo cui le decisioni politiche dovrebbero essere prese da coloro che possiedono una comprensione più profonda e conoscenze più avanzate delle questioni in gioco. L’epistocrazia potrebbe rappresentare un punto di equilibrio tra le esigenze del presente e le visioni del lungotermismo, dando potere decisionale a cittadini e politici preparati e consapevoli dei rischi e delle sfide a lungo termine, ma anche radicati nella realtà dei problemi attuali. Invece di un voto universale e uguale per tutti, un sistema epistocratico darebbe più peso a chi è in grado di comprendere appieno le implicazioni delle scelte che facciamo oggi.
Con una classe politica più informata e una popolazione educata sulle questioni critiche del futuro, potremmo prendere decisioni che proteggano sia i bisogni delle generazioni attuali che quelli delle future, senza sacrificare chi oggi vive nella povertà o affronta gravi problemi sociali.
Il lungotermismo, si spinge verso compromessi estremi, sollevando preoccupazioni etiche e politiche che una prospettiva epistocratica potrebbe aiutare a risolvere.
Il lungotermismo, spingendo nel futuro la sua agenda per garantire il benessere di miliardi di persone non ancora nate, rischia infatti di condannare chi soffre oggi a sacrifici in nome di un futuro incerto, senza che i votanti stessi possano pienamente comprendere o appoggiare queste decisioni.
Tra un passato democratico in cui per un pugno di voti si è parlato alla pancia di poveri e impauriti elettori, un futuro lungotermista in cui si vorrebbe sussurrare al portafoglio di gigacapitalisti ipertecnologici, esiste un presente epistocratico che parla alla testa e al cuore di preparati e competenti cittadini, fieri del proprio voto.
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